FEDERITALY, AUTOMOTIVE: BIANCONE, «DA ATESSA SEGNALI INCORAGGIANTI»
8 ott 2026

FEDERITALY, AUTOMOTIVE: BIANCONE, «DA ATESSA SEGNALI INCORAGGIANTI»

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Il neo Presidente nazionale del comparto Automotive di Federitaly,Massimo Biancone, commenta i risultati dello stabilimento Stellantis in Abruzzo: «Il futuro dell'automotive italiano passa dalla valorizzazione delle competenze, dalla tutela dell'occupazione e dalla capacità di sostenere le imprese della filiera».

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Roma, 8 ottobre 2026 – I segnali di ripresa che arrivano dallo stabilimento Stellantis di Atessa rappresentano una notizia positiva per l'industria automobilistica italiana, in un momento particolarmente complesso per l'intero settore, alle prese con profonde trasformazioni tecnologiche, crescenti pressioni competitive e un quadro internazionale ancora incerto.

A sottolinearlo è Massimo Biancone, neo Presidente nazionale del comparto Automotive di Federitaly, commentando i dati relativi alla produzione dei veicoli commerciali nello stabilimento abruzzese.
Secondo i dati riportati, nei primi nove mesi del 2026 il sito produttivo di Atessa ha realizzato 133.800 veicoli commerciali, registrando un incremento del 17,3% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. A questi risultati si accompagnano ulteriori segnali incoraggianti, tra cui la parziale riattivazione del terzo turno, la conclusione dei contratti di solidarietà per 200 lavoratori e la previsione di investimenti per un miliardo di euro nei prossimi cinque anni.

«Sono numeri che raccontano molto più di una ripresa produttiva», dichiara Biancone. «Raccontano il valore del lavoro, delle competenze e della capacità industriale italiana. Atessa dimostra che il nostro Paese conserva un patrimonio produttivo di straordinaria importanza, fatto di professionalità, conoscenze tecnologiche e imprese che continuano a rappresentare un punto di riferimento per l'intero settore automotive».

Per il Presidente del comparto Automotive di Federitaly, tuttavia, i risultati di un singolo stabilimento, per quanto positivi, non possono essere considerati sufficienti a certificare un'inversione di tendenza dell'intero settore.
«Dobbiamo evitare che questi segnali rimangano episodi isolati. La vera sfida è trasformare la ripresa in crescita strutturale, creando le condizioni affinché ne benefici l'intera filiera produttiva, a partire dalle piccole e medie imprese della componentistica, della meccanica, della progettazione e dei servizi industriali. Il settore automotive italiano non è costituito soltanto dai grandi costruttori, ma da un sistema articolato di imprese e competenze che rappresenta una parte fondamentale della nostra identità industriale».

Una posizione che si inserisce nella più ampia azione di Federitaly a sostegno del sistema produttivo nazionale, con particolare attenzione alla tutela delle filiere del Made in Italy e alla competitività delle micro, piccole e medie imprese.
La trasformazione dell'automotive, tra transizione energetica, innovazione tecnologica e ridefinizione delle catene internazionali del valore, richiede infatti politiche industriali capaci di accompagnare le imprese senza disperdere il patrimonio di competenze costruito in decenni di attività.

«Non possiamo affrontare il futuro dell'automotive limitandoci a osservare i volumi produttivi dei grandi stabilimenti», prosegue Biancone. «Occorre ragionare sulla tenuta complessiva della filiera, sulla capacità di innovazione delle nostre imprese, sulla formazione delle nuove professionalità e sulla necessità di mantenere in Italia competenze strategiche. La transizione industriale deve rappresentare un'opportunità di crescita, non tradursi in un progressivo impoverimento del nostro tessuto produttivo».

In questa prospettiva, Federitaly ritiene essenziale rafforzare il confronto tra istituzioni, grandi gruppi industriali, imprese dell'indotto e organizzazioni di rappresentanza, affinché le politiche per il settore siano orientate non soltanto alla salvaguardia della produzione, ma anche alla valorizzazione della capacità progettuale e manifatturiera italiana.
«Il nostro compito, come Federitaly, sarà quello di contribuire a questo confronto portando soprattutto la voce delle imprese che costituiscono l'ossatura della filiera automotive nazionale», conclude Biancone. «Perché il futuro dell'automotive italiano non si costruisce soltanto attraverso gli investimenti annunciati, ma nelle fabbriche, nelle imprese, nei centri di progettazione e, soprattutto, attraverso il lavoro e le competenze delle persone. Atessa ci offre un segnale di fiducia. Adesso dobbiamo fare in modo che quella fiducia diventi una prospettiva concreta per tutto il settore».

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